Storia del Caffè

Esistono diverse leggende sulla scoperta del caffè, la più diffusa narra che il pastore di capre arabo, Kaldi, un giorno vide che le sue bestie stavano in piedi sulle zampe posteriori e belavano, forse dopo aver mangiato le ciliegie da un cespuglio verde brillante che cresceva nella zona. Kaldi, tipo abbastanza fiducioso, ne assaggiò alcune e immediatamente si trovò a danzare con gli animali. Alcuni dicono che un mullah musulmano, vedendolo danzare lo sgridò, mentre altri sostengono che il pastore portò i chicchi ad un monastero, ma che venne rimproverato dai monaci. Tutti concordano comunque che il giustificato scetticismo dei monaci riguardo al frutto del diavolo si trasformò subito in gioia quando scoprirono che la bevanda così ottenuta li aiutava a rimanere svegli mentre pregavano.


A far conoscere al mondo il caffè furono gli Arabi, che nel XV secolo entrarono in Etiopia trafugando i semi che avrebbero poi dato il via alle grandi piantagioni. I primi stranieri ad adottare la bevanda araba furono i Turchi, che importarono sia i chicchi che i segreti della preparazione.


Gli europei appresero dell’esistenza del caffè quasi 40 anni prima di avere l’occasione di gustarlo. Fu solo all’inizio del XVII secolo che il caffè cominciò ad affermarsi sui mercati europei non solo come medicinale ma come normale bevanda. Gli intraprendenti Veneziani iniziarono ad importare i chicchi già nel 1615 e presto ebbero una clientela costituita da influenti aristocratici. Il merito della scoperta del caffè in Italia è attribuito al medico botanico Prospero Alfino. Il primo caffè in Italia nacque nella seconda metà del XVII secolo a Venezia in Piazza San Marco. Nel XVIII secolo il caffè diventa una delle bevande più popolari d’Europa.

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